Capita molto spesso che le lavoratrici dipendenti in gravidanza, non riescono a vivere serenamente la propria condizione di future madri perché, psicologicamente sotto pressione, si sentono quasi costrette a dover scegliere tra famiglia e carriera professionale. Tutto ciò a causa di un retaggio del passato che vedeva la donna in dolce attesa come un “peso” per l’azienda o per il datore di lavoro. Per fortuna oggi questa situazione sta cambiando (seppur lentamente) e se da un lato la strada da fare è ancora lunga, dall’altro sono state istituite delle misure, economiche e non, che garantiscono la tutela delle donne lavoratrici in dolce attesa. Ma come fare per conoscere nel dettaglio le agevolazioni che spettano a questa categoria? Come richiedere correttamente bonus e incentivi? Come sapere a cosa si ha diritto sul posto di lavoro? Il nostro servizio di consulenza per future mamme lavoratrici dipendenti si occupa proprio di questo e si propone come punto di riferimento per tutte le donne che cercano un supporto chiaro per affrontare con maggiore tranquillità la propria condizione.

A chi è rivolto e quali requisiti

Il nostro servizio di consulenza è rivolto a tutte le lavoratrici dipendenti che si apprestano a diventare madri o che desiderano diventarlo a breve e desiderano conoscere tutti i diritti previsti per la propria categoria.

Le disposizioni che regolano agevolazioni, bonus e incentivi, infatti, pur essendo disponibili e liberamente consultabili online, spesso non sono molto chiare o risultano solo parzialmente esaustive, soprattutto per chi non ha dimestichezza in ambito legislativo o per chi non ha tempo di interpretare tutti i provvedimenti in merito che sono, inoltre, soggetti a modifiche e cambiamenti periodici.

Per quanto riguarda i requisiti da possedere per richiedere il nostro servizio di consulenza, sarà necessario rientrare nella categoria di lavoratrici dipendenti con regolare contratto, il quale potrà essere:

  • a tempo indeterminato;
  • a tempo determinato;
  • a tempo parziale;
  • apprendistato;
  • contratto per colf o badanti;
  • contratto di lavoro intermittente.

A cosa hai diritto se sei lavoratrice dipendente

Se sei una lavoratrice dipendente, avrai diritto a incentivi di diversa tipologia ed entità, vediamo quali sono.

  • Divieto di licenziamento (dall’inizio della gravidanza fino al compimento del primo anno di età del bambino).
  • Maternità obbligatoria: si intende un periodo obbligatorio di astensione dal lavoro della durata di 5 mesi. Tale periodo è retribuito ed in genere è così diviso: due mesi prima del parto e tre mesi dopo il parto. Possono comunque verificarsi circostanze in cui i 5 mesi vengano distribuiti in modo diverso o siano soggetti ad un prolungamento.
  • Congedo parentale: prima era conosciuto con il nome di astensione facoltativa e si riferisce ad un periodo di massimo 6 mesi in cui è possibile astenersi dal lavoro. I sei mesi sono soggetti a flessibilità e prevedono la retribuzione fino primi 8 anni di vita del bambino, ma sono comunque fruibili fino ai 12 anni.
  • Spostamento ad altre mansioni: ovvero l’obbligo, prima e dopo il parto, di conferire alla lavoratrice mansioni differenti da quelle che svolge abitualmente, se considerate dannose per la sua salute o per quella del bambino.
  • Permesso giornaliero per allattamento: alla lavoratrice è garantito un permesso giornaliero per l’allattamento di 2 ore (se l’orario lavorativo supera le 6 ore) o di 1 ora (se l’orario lavorativo è inferiore alle 6 ore).

A queste misure, sono poi da aggiungersi altri bonus e incentivi, che riguardano le neomamme e le future mamme in generale: per consultarli invitiamo a visitare la sezione apposita dedicata.

Maternità per mamme lavoratrici dipendenti

Il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro è comunemente chiamato “maternità” e ne abbiamo già trattato sommariamente, ma vediamo nel dettaglio in che modo il periodo di maternità può subire variazioni e prolungamenti e in cosa consiste la retribuzione garantita.

  • la durata: la durata di base prevista dalla legge è, come abbiamo visto, 5 mesi, ovvero due prima del parto e tre dopo il parto. Tuttavia possono verificarsi condizioni in cui l’astensione dal lavoro può essere anticipata come, ad esempio, una gravidanza a rischio oppure quando non è possibile attribuire altre mansioni alla lavoratrice che svolge attività potenzialmente dannose per se stessa o per il bambino. Per alcune categorie (indicate dall’ispettorato del lavoro) si prevede, poi, l’astensione fino al settimo mese di vita del bambino.
  • La retribuzione: Il periodo di astensione dal lavoro e quello di congedo parentale prevedono comunque una retribuzione. Questa, però, non sarà uguale per tutte le lavoratrici e si otterrà tramite un calcolo preciso  (anche se non dovrà scendere sotto una soglia minima stabilita dalla legge). Per la maternità obbligatoria, l’INPS eroga un’indennità calcolata su base giornaliera, che corrisponde all’80% della retribuzione relativa allo stipendio medio della lavoratrice. Durante il congedo parentale, invece, l’indennità( calcolata sullo stesso parametro) è del 30%.

Con le diverse tipologie di contratti attualmente in vigore per il lavoro-dipendente, per accedere a tutte le agevolazioni potrebbero essere previste  circostanze leggermente diverse che variano caso per caso. Per questo invitiamo tutte le donne lavoratrici, per ogni dubbio o chiarimento, a contattarci e richiedere il nostro servizio di consulenza.

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