La condizione di genitorialità unita a quella della disoccupazione, per una futura mamma è spesso un momento contraddistinto dal sorgere di tante domande, molte delle quali riguardano la possibilità di accedere ad eventuali incentivi messi a disposizione dallo Stato. Troppe volte però, a causa di una burocrazia difficile da “decifrare” o a causa della scarsità di informazioni esaustive sempre più difficili da reperire, non si riescono a trovare tutte le risposte di cui si ha bisogno, con il risultato di rinunciare a bonus e agevolazioni che, invece, spetterebbero di diritto.
In questa sezione proviamo a chiarire alcuni dei dubbi più diffusi per le future madri: ovvero se è possibile accedere all’indennità di maternità pur essendo disoccupate o se è possibile accedere alla Naspi anche in caso di dimissioni volontarie o licenziamento. Alcune tipologie di donne lavoratrici hanno infatti, di norma, diritto alla maternità, ovvero un periodo di astensione dal lavoro retribuito con un’indennità economica pari all’80% della retribuzione giornaliera (calcolata sulla base dell’ultimo mese prima del congedo), ma cosa è previsto, invece, per le future madri disoccupate o licenziate o che hanno presentato dimissioni volontarie? Proviamo a rispondere con chiarezza a queste domande.

Chi può accedere alla disoccupazione

Innanzitutto, chiariamo che cos’è il sussidio di disoccupazione, ovvero la Naspi – Nuova assicurazione sociale per l’impiego: questa è una indennità economica a cadenza mensile che spetta ai lavoratori dipendenti a seguito di disoccupazione involontaria e, quindi, della conseguente interruzione del rapporto di lavoro. Hanno diritto alla Naspi anche le seguenti categorie di lavoratori:

  • apprendisti;
  • soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato con le medesime cooperative
  • personale artistico con rapporto di lavoro subordinato;
  • dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni.

L’indennità viene erogata mensilmente per un numero di settimane che corrisponde alla metà delle settimane contributive degli ultimi 4 anni e non sarà più percepita in caso di rioccupazione o nuova occupazione. Nel caso in cui una futura madre sia disoccupata, questa potrà avere diritto alla Naspi e anche all’indennità per congedo di maternità, ma solo se è in regola con tutti i requisiti richiesti (che analizzeremo più avanti). Nel caso in cui, invece, la donna in stato di gravidanza abbia dato volontariamente le dimissioni, non ha diritto all’indennità per congedo di maternità, ma ha eccezionalmente diritto alla Naspi. Perché eccezionalmente? Perché la Naspi non è prevista in caso di dimissioni volontarie, tuttavia, per tutelare le donne in gravidanza, è concessa in questo caso particolare (sempre con la condizione che sussistano tutti i requisiti necessari).

Quali sono i requisiti

I requisiti per accedere all’indennità di congedo per maternità durante la disoccupazione involontaria sono i seguenti:

  • sospensione del lavoro entro 60 giorni dall’inizio del congedo di maternità: è necessario, quindi, che tra l’interruzione del rapporto di lavoro e l’inizio del congedo di maternità, siano trascorsi massimo 60 giorni;
  • diritto alla Naspi: l’indennità di maternità non è soggetta al limite dei 60 giorni, laddove la futura madre ha già diritto alla Naspi (che in questo caso verrà sospesa e riprenderà eventualmente dopo il periodo di congedo per maternità);
  • limite di 180 giorni: nel caso in cui sono passati più di 60 giorni dall’interruzione del rapporto di lavoro e non è stata riconosciuta la Naspi, si ha diritto alla maternità solo se sono trascorsi massimo 180 giorni dall’interruzione del rapporto di lavoro.

Nel caso di licenziamento o dimissioni volontarie invece, come abbiamo già detto non è prevista l’indennità di maternità, ma la Naspi e in questo caso il requisito previsto prevede almeno 30 giorni di lavoro durante i 12 mesi antecedenti l’inizio del periodo di disoccupazione.

Quali sono le limitazioni

Le limitazioni alla domanda per accedere o alla Naspi (in caso di dimissioni o licenziamento) o alla maternità durante il periodo di disoccupazione involontaria sono rappresentate dai contributi versati.

  • nel caso di interruzione involontaria del rapporto di lavoro per aver accesso alla Naspi, è necessario aver versato contributi per almeno 26 settimane nel biennio che precede il periodo di congedo. In questo modo si avrà diritto ad un contributo pari all’80% della retribuzione media percepita;
  • nel caso di dimissioni volontarie o licenziamento, per accedere alla maternità, sono necessari i contributi versati per tre mesi nel periodo compreso tra i 18 e i 19 mesi precedenti la data del parto (o dall’ingresso in famiglia del minore adottato).

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