Uno dei tanti dubbi delle future mamme che hanno dato le dimissioni volontarie, riguarda la compilazione della dichiarazione dei redditi o di un eventuale modello 730. Durante lo svolgimento di un lavoro dipendente, infatti, eventuali addebiti o accrediti spettanti al contribuente vengono erogati o detratti direttamente in busta paga nel mese di luglio o dicembre, senza dover inoltrare alcuna pratica o domanda.
Cosa succede, però, a una donna in gavidanza se il rapporto di lavoro si è interrotto per dimissioni? Per le donne in gravidanza che hanno presentato le dimissioni è prevista comunque la Naspi. Di norma chi presenta le dimissioni o viene licenziato non avrebbe diritto all’indennità di disoccupazione, ma le future madri rappresentano un caso eccezionale e, per tutelare la categoria, lo Stato dispone comunque la percezione della Naspi. Di conseguenza, come tutti i percettori di Naspi, anche in questo caso è necessaria la compilazione del 730.

Quali casistiche

La Naspi, in caso di dimissioni o licenziamento, spetta alle madri ex lavoratrici dipendenti, che abbiano la cittadinanza italiana, comprese le seguenti categorie:

  • apprendiste;
  • socie lavoratrici di cooperative con rapporto di lavoro subordinato con le medesime cooperative;
  • personale artistico con rapporto di lavoro subordinato;
  • dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni.

Cosa fare e quali documenti reperire

Nel caso in cui è possibile compilare il modello 730 si dovrà procedere in questo modo:
il modello da compilare è quello classico del 730 solo che, invece di indicare le generalità del datore di lavoro sarà necessario indicare come sostituto d’imposta l’INPS.
A questo punto, potranno risultare delle imposte a debito o a credito. In caso di imposta a debito, il versamento dell’Irpef e delle eventuali addizionali regionali e comunali deve essere effettuato con modello F24 e il pagamento può anche essere rateizzato (su richiesta). In caso di imposta a credito va presentato il modello apposito da rilasciare direttamente all’Agenzia delle entrate, in cui dovrà essere indicato anche il proprio Iban, estremi di carte di credito o riferimenti simili su cui si vorrà ricevere l’addebito.

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